HOME

LO ZEN

IL DŌJŌ

MONASTERO FUDENJI

EVENTI & NOVITĄ

CALENDARIO DŌJŌ

TESTI & LINKS

KEN ZEN ICHINYO

CONTATTI

Il DŌJŌ

Responsabile della Sezione di Studio e Pratica Zen
Accedere alla Pratica nel Dōjō
Regole del Dōjō


Particolare del Butsuden del Tora Kan Dōjō

Il Tora Kan Dōjō è affiliato all'Istituto Italiano Zen Sôtô Shôbôzan Fudenji. Nel Dojo si pratica lo Zen Sōtō secondo l'insegnamento del Rev. Fausto Taiten Guareschi Maestro del Tempio Zen Sōtō Shōbōzan Fudenji.

 

Responsabile della Sezione di Studio e Pratica Zen

Responsabile della Sezione è Paolo Taigō Spongia, monaco novizio Zen Sōtō e insegnante di Karate-Do; da oltre 15 anni discepolo del Maestro Fausto Taiten Guareschi, dal quale ha ricevuto l’ordinazione laica (Zaike Tokudo) nel 1999, poi quella monastica (Shukke Tokudo) nel 2002.

È stato membro del Consiglio Direttivo dell’Istituto Italiano Zen Sōtō. Conduce la pratica nel Dōjō oltre 15 anni. Ha tenuto e tiene conferenze ed incontri di introduzione alla pratica Zen. Ha scritto numerosi articoli per riviste specializzate nelle arti marziali nonché articoli per il giornale dell’Istituto Italiano Zen Sōtō: ‘Zen Notiziario’.

Conduce in Italia ed in Europa con successo dei raduni denominati ‘Ken Zen Ichinyo Gasshuku’ (il Gasshuku, raduno di pratica, dell’unità di Karate-Do e Zen) in cui la pratica Zen e la pratica del Karate-Do possono essere approfondite in un’esperienza unitaria. Ulteriori informazioni biografiche su Paolo Taigō Spongia

ken zen
Ken Zen Ichinyo Gasshuku
incisione su pietra
di Paolo Taigō Spongia

top

Accedere alla pratica nel Dojo

La pratica nel Dōjō è imperniata sullo Zazen e su tutto ciò che implica l'atteggiamento mentale da tenere. Per cui si ritorna di continuo all'importanza di una viva e profonda educazione. Comportamento, eleganza nei gesti, spontaneità, unità corpo-mente e presenza mentale sono i punti chiave dello studio. Nel corso delle sedute si fa conoscenza della postura Zazen (meditazione seduta), del Kin Hin (meditazione in movimento), del Sanpai (prosternazione) e della recitazione dei Sutra (testi sacri), della Cerimonia dei Pasti, e di altre forme di pratica Zen.

1) L’accesso alle sedute di pratica è permesso solo agli associati al Dōjō.
2) Durante la prima seduta di pratica o in occasioni specifiche i principianti vengono introdotti ai modi essenziali del Dōjō, alla postura di Zazen e al Kin Hin. Gli altri aspetti dell’educazione e pratica Zen saranno coltivati durante le sedute di pratica.
3) Arrivare al Dōjō sempre con il necessario anticipo per cambiarsi d’abito con concentrazione e senza fretta. La pratica non inizia nel momento in cui ci si siede sullo zafu bensì in tutti i momenti che precedono l’ingresso al Dōjō.
4) Nei momenti che precedono la pratica è bene coltivare la concentrazione mantenendo il silenzio (per esempio mentre ci si cambia d’abito) e prestando attenzione e cura ai gesti che si compiono.
5) Cambiarsi d’abito indossando un abbigliamento sobrio, ampio e di colore scuro. Ideale è indossare un kimono nero. E’ bene in ogni caso scegliere un abito da usare esclusivamente per lo Zazen.
6) Liberarsi di collane, bracciali, orecchini, orologi… abbandonate tutto per sedere in Zazen. In Zazen non abbiamo bisogno di abbellimenti e cerchiamo di abbandonare i nostri attaccamenti.
7) Quando entrate nel Dōjō, abbandonate ogni preoccupazione di fama e di profitto; lasciate alla porta i pregiudizi di razza, di sesso e di condizione sociale.
8) Mantenere un’accurata pulizia del proprio corpo e dei propri indumenti. In particolare mantenere mani e piedi puliti, unghie corte, capelli puliti e che non coprano il viso chi porta i capelli lunghi è bene che li raccolga sul capo. Evitare i cattivi odori del corpo ed i profumi violenti.
9) Nel Dōjō è severamente vietato fumare.
10) E’ preferibile avere uno zafu personale su cui sia apposto il proprio nome. Finchè non si ha disponibilità di un proprio zafu il Dōjō lo metterà a disposizione. Nel Dōjō rispettate ogni cosa, in particolare lo zafu, seggio di Buddha, spirito dello Zen. Non spostatelo mai con i piedi.
11) Quando si è associati al Dōjō ci viene attribuito un posto nel Dōjō che potrà variare in caso di necessità.
12) Chi ha un posto nel Dōjō è considerato presente ad ogni seduta di pratica. In caso si sia impossibilitati a prendere parte ad una specifica seduta si deve avvisare chi è delegato ad allestire il Dōjō ovvero lasciare alla segreteria la comunicazione della propria assenza.
13) Zazen inizia all’ora esatta, in un silenzio ed in un immobilità assoluti. Bisogna essere seduti immobili nel Dojo almeno cinque minuti prima dell’inizio dello Zazen (il secondo colpo del legno ricorda che a breve termine inizierà lo Zazen). Una volta che è suonato Shijo (i tre colpi di campana che segnano l’inizio dello Zazen) nessuno può più entrare nel Dōjō. Chi arriva in ritardo per cause di forza maggiore deve aspettare il termine dello Zazen per inserirsi durante il Kin Hin.
14) Il Dōjō ha dei codici di comunicazione e delle forme che non ci sono ‘più’ abituali e per questo sono ancora più efficaci. Esprimi la tua sincerità nello studiare ed applicare le forme che ti sono indicate. La comprensione seguirà inconsciamente e naturalmente. Non si può prima capire e poi fare ma si comprende facendo…
15) Cerca di agire sempre in armonia con gli altri e con l’ambiente in cui ti trovi a vivere non permettere a te stesso di isolarti nelle tue preoccupazioni o rigidità ma comprendi che lo Zen è una pratica in cui conosciamo noi stessi attraverso la relazione.
16) Nel Dōjō ci si muove con decisione (non trasognati) ma con passo grave e solenne percorrendo il perimetro della sala senza prendere ’scorciatoie’. Ricordare costantemente la sacralità del luogo.
17) Durante Zazen evitare di muoversi. Mantenere l’immobilità nella corretta postura è la chiave della pratica dello Zazen. La postura lavora sul nostro corpo-mente e le difficoltà che possiamo incontrare sono parte integrante di noi stessi e del nostro esercizio. Nel corpo si depositano le nostre abitudini mentali ed esperienze, in Zazen possiamo osservarle e rettificando la postura e l’atteggiamento dello spirito inconsciamente e naturalmente ritrovare il nostro vero equilibrio, la condizione normale, originale del corpo e della mente. Non fuggire la difficoltà ! Non fuggire se stessi ! Non trattenere né respingere tutto ciò che ci troviamo a vivere in Zazen ( e nella vita quotidiana). Se durante Zazen per un importante motivo ci si deve muovere, fare Gasshō prima e dopo il movimento per scusarsi con i propri vicini e mentre ci si muove mantenersi concentrati e il più possibile silenziosi.
18) Durante le sedute di Zazen un praticante anziano assume l’incarico di Jikidō vegliando sull’atmosfera del Dōjō e proteggendo la pratica. Il Jikidō percorre il Dōjō correggendo le posture e portando il Kyosaku, bastone piatto che ha la finalità di aiutare i praticanti in difficoltà colpendo un preciso centro vitale che si trova sulla spalla destra. Se ci si sente troppo tesi o troppo assonnati, si può chiedere di ricevere il Kyosaku. (il modo per chiedere e ricevere il Kyosaku è illustrato durante la pratica).
19) Al termine dello Zazen un solo suono di campana indica il termine dello Zazen al quale seguiranno altri momenti che saranno segnati da altri segnali. Due suoni di campana indicano l’inizio di un periodo di Kin Hin (meditazione camminando).
20) Al termine dello Zazen del mattino vengono recitate le Strofe del Kesa (Takkesage) e si indossa l’Abito.
21) Per entrare ed uscire dalla postura di Zazen seguire scrupolosamente le forme previste. Al termine dello Zazen rispondere immediatamente al suono della campana facendo Gasshō e iniziando la procedura per uscire dalla postura.
22) Al mattino dopo lo Zazen segue una breve Cerimonia (Choka Fugin) in cui recitiamo insieme le parole del Buddha e testi sacri sia nella loro versione antica (cinese) sia nella traduzione italiana. Durante la recitazione non è tanto il significato letterale del testo che deve essere studiato quanto la coralità della recitazione.Il respiro comune e l’armonia dei gesti che compongono il rito, la ripetizione dei riti religiosi come Sanpai, Gasshō... anche se non sempre se ne comprende il significato profondo, provocano un potente effetto trasformando il corpo e la mente di chi con sincerità ed implicazione vi prende parte attiva.
23) Altri momenti della pratica Zen che si avrà occasione di vivere nel Dōjō sono: il Pasto Formale (Gyohatsu): attraverso la cerimonia del pasto comunitario riscopriamo la preziosità e sacralitrà dell’offrire e ricevere il cibo. la Cucitura del Kesa: impariamo a cucire l’abito del Buddha secondo la tradizione tramandata nei millenni. il Mondō: momento di incontro in cui il Maestro o la Guida Spirituale del Dōjō rispondono a domande dei praticanti. il Teishō: lezione formale in cui il Maestro o la Guida Spirituale del Dōjō tiene un insegnamento sul Dharma. il Samu: ogni mattina al termine dello Zazen e della Cerimonia si lavora nel Dōjō prendendosi cura della sua pulizia e manutenzione. Altre occasioni di Samu per lavori straordinari sono comunicate di volta in volta. Il lavoro comunitario è un aspetto centrale della pratica Zen.
24) Sebbene lo zazen di una sola persona è nello stesso tempo il Satori di tutte le esistenze, non si dovrebbe dimenticare che la pratica non è limitata al Dōjō, ma si estende ad ogni momento della vita quotidiana.
25) E’ consigliabile per comprendere al meglio la pratica che si svolge nel Dōjō praticare la Sesshin (ritiro di pratica) nel Tempio di Fudenji e incontrare il Maestro F.Taiten Guareschi.

"Non pensate che abbia creato io queste regole. Questo codice è in se stesso il vero corpo ed il vero spirito dei Buddha e dei Patriarchi. E' la trasmissione dei Maestri e dei Patriarchi e la sua influenza su di voi è reale. Dovete comprendere questa profonda filosofia. Se non studiate e non praticate queste regole, non ci sarà più la Vera Legge, e la Via dei Buddha e dei Patriarchi rimarrà per voi sterile. Nel mondo in cui viviamo è difficile seguire questo insegnamento. Coloro che hanno ereditato un buon Karma, possono da soli misurarne la portata. Forse pensate che sia troppo rigido o troppo moralista; comunque in esso risiede l'aspetto più profondo e più grande del Buddhismo Mahayana. E' il vero Zen, come lo ha trasmesso Buddha. E' il segreto dello Zen, poiché è nella pratica quotidiana vissuta che si realizza il Dharma, il vero spirito dei Maestri. Se vi accontentate di una comprensione intellettuale e superficiale, il vostro studio sarà ben poco efficace. Se comprendete attraverso la pratica regolare e fedele delle più piccole azioni della vita di ogni giorno, comprenderete profondamente con tutto il vostro corpo ed il vostro spirito. Potrete così progredire." (Dogen Zenji : "Tai Taiko Gogejari Ho”)

(indicazioni per la pratica ad opera di P.Taigō Spongia ispirate alla Regola del Dōjō trasmessa da Deshimaru Roshi e rielaborata da Guareschi Roshi)

Regole del Dōjō

Non c'è un metodo di preparazione allo Zazen. E' sufficiente fare Zazen. E' per questo che il Dōjō, dove ognuno si concentra in Zazen, deve essere considerato come un luogo privilegiato, sacro.

Per facilitare il cammino che porta alla comprensione, i seguenti punti pratici, che si riferiscono alla tradizione insegnata dai Maestri, saranno applicati CON LA MASSIMA ATTENZIONE E RISPETTO PER GLI ALTRI.

Questo preparerà il vostro corpo ed il vostro spirito e conferirà vigore allo Zazen collettivo. Se non potete o non volete seguire questi punti, siete pregati di astenervi dall'entrare nel Dōjō e di ritornare solo quando sarete decisi ad osservarli per comprenderli.

L'INGRESSO AL DŌJŌ E' PERMESSO SOLO A COLORO CHE VOGLIONO PRATICARE ZAZEN.

Siate sinceri, contribuirete all’alta atmosfera del Dōjō.

top


Butsuden Tora Kan Dōjō

Tora Kan Dōjō - Via di Selva Candida 49 Roma tel. 06/61550149 - Nota sul Copyright